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U2PLACE INTO THE SOUND: "747"

Tags: u2, Bono, sound, PopMart, dallas schoo, mofo, beppe, 747


 

Nel 1996 gli U2, dopo la sbornia ZooTV/Zooropa si mettono a lavorare ad un nuovo album, un tassello che possa completare il nuovo corso della band negli anni ’90 e che possa ancora di più completare il loro nuovo sound.

Adam e Larry a New York prendono lezioni di basso e batteria, in particolare Larry vuole imparare a usare i sequencer e le batterie elettroniche mentre Adam si rende conto che quel che ha imparato in queste lezioni già era suo pur essendo sempre stato suonato con il proprio istinto..Il nuovo album degli U2 vuole avere il sound di una rock band che fa sua la dance con i propri strumenti, trip hop, house, techno... gli U2 assorbono ciò che è in giro e lo fanno proprio a modo proprio come sempre.

Ingaggiano un dj come produttore, un tizio che entra in sala di registrazione con dei dischi per farli ascoltare agli u2, uno che nei fine settimana mette musica al the kitchen il locale di Bono e Edge sotto il Clarence... tale Howie B… dietro il mixer a manipolare il suono ancora una volta Flood.

Esce un connubio intrigante tra la band e queste figure anche se il risultato finale spesso lascia spiazzati... Pop contiene grandi idee, bei riff di chitarra, un gran suono e grandi riff di basso a volte ben effettati, una sezione ritmica tosta ma soprattutto vede un Bono ispiratissimo.

Il suono di basso è un elemento che balza molto all’orecchio... grosso e imponente... molto molto sub... degno di una sala da discoteca con un mirrorball in mezzo, già una discoteca con un pallone a specchi e magari una chitarra a specchi...che flash! Bum cha ha ha..il singolo spiazza tutti, 4 rockstar vestite come i Village People... forse anche troppo in là come travestimento che però nascondeva la profonda ironia e esaltazione della cultura trash... del sentimento che viene buttato dentro un carrello della spesa. Oh già un supermarket, posto ideale per presentare un disco che parla di Fede, lotte, Gesù  attraverso il suono di un sub basso e un fuzz di aeroplano. Il primo elemento che avvicina gli U2 alla club house e alla dance è il riff di chitarra di discotheque, un passaggio di note che spesso si sente suonato con synth in canzoni dance... mentre sotto gira in vortice un suono di autowha manipolato in stereo da Flood... già il wha wha, tipicamente usato nel funky e  nella dance di fine anni ’70.

Per immergersi completamente in questa nuovo sound e ispirazione gli U2 si erano trasferiti a lavorare a Miami da cui prende il nome una track dell’album, atipica per gli U2, una sorta di drum n’ bass , con un suono devastante di basso, gli u2 che incrociano il trip hop e una batteria sincopata suonata a cui viene messo un effetto “reverse”... sembra suonare al contrario.

Miami, My mammy... madre... già, Iris... che traccia aveva lasciato in Bono la scomparsa della madre? Soprattutto, erano finite le domande a lei rivolte?

Durante una seduta a Eze, Bono e Edge lavorano a dei pezzi... Bono suona con un wha wha..Edge altro..alla fine ne esce la traccia di una canzone blues che finirà sul disco. Un blues che verrà trattato sonoramente in produzione... affiancato da batterie elettroniche e da un riff di basso synth semplice ma come al solito efficace.

Nasce la canzone più vicina alla dance house degli u2 - Mofo - introspezione di Bono... la canzone più elettronica degli U2, un blues industriale che viene introdotto da una combinazione di effetti di chitarra che la fa sembrare il suono di un jet, uno di quei fragorosi suoni quando l’aereo ci passa sopra la testa o rulla... Flood lo nomina 747, un killer sound prodotto con una chitarra semiacustica (gretsch country gentleman “please” ) molto usata in quel periodo e anche nei primi live della band, mentre bono parla di buchi da riempire a forma di Dio e si mette a nudo come mai prima nel rapporto con sua madre .

L’anima di questo jet è la combinazione tra 3 effetti, un whammy pedal, un fuzz e un delay tirato con ripetizioni lunghissime..sempre alla ricerca di elaborare qualcosa di appropriato Edge combina un suono per chitarra assolutamente fantastico. Il whammy è quel pedale che veniva usato nell’intro di Even better than the real thing, alza la nota prodotta di una o 2 ottave in su (o anche altro a seconda delle impostazioni), in PoP lo usa per il riff iniziale di Gone, per il break di Do you feel loved e appunto in Mofo, associato sempre a un distorsore fuzz, chiamato fuzz face, faccia da fuzz... in effetti il fuzz face, in voga dagli anni ’60 a parte essere un distorsore fuzz acidissimo, ha proprio le sembianze di una faccia, tondo, rosso con due manopole in alto che sembrano 2 occhi..ma potrebbe assomigliare anche a un disco volante... questi due scatolotti vanno a finire dentro a un delay (korg sdd300) storico di Edge, tarato con ripetizioni lunghissime... il mix che ne esce è fantastico... la cosa buffa è che azionando il pedale whammy, il distorsore e il delay, spesso si innescano dei feedback che fanno sembrare il suono appunto un jet..

Per capire ciò, ascoltate questo video:


dove Dallas testa i suoni prima del tour, dal min 4.02 a min 5.14 e  min 9.10, una volta innescato il suono genera in continuazione un feedback aiutato dal tempo lunghissimo del delay... ciò lo fa sembrare appunto un suono di un aereo.


Il tour all’inizio contiene parecchi problemi, la band non sembra esattamente in forma, qualche problema ai sequencer e alcune canzoni vengono accantonate perché sembrano non funzionare..generalmente il suono contiene molto volume delle basi..forse per scelta, però quando gli U2 salgono sul palco per iniziare i concerti ,questo suono “747” fa accendere letteralmente il palco, la base di synth basso va in loop e crea il riff dominante, edge va di funky wha, larry entra..poi edge  preme sopra quel pedale whammy tirando una nota in su di 2 ottave innescando quel fischio di sirena/jet e di colpo il carrello della spesa che è maestosamente montato alle loro spalle come led wall si illumina ,la club house domina gli stadi.

Il concept del palco è ancora una volta geniale e in tono con il mood U2, il mega led wall montato dietro loro ha la forma di carrello spesa, lo stuzzicadenti con l’oliva è l’asse/manico che serve a spingerlo e il limone la ruota mentre nel mezzo vi è l‘arco giallo che fa il verso a un’importante catena di fast food e su cui è montato il cuore del suono del concerto, ovvero i diffusori..  la musica è nel Vs carrello spesa, la nostra arte è il vs. consumo, siamo come saponette, la musica come bene di consumo spudorato, un cd assieme al detersivo quando vai al k-mart market..   Gli U2  in quanto produttori di musica si sentono al pari un bene di consumo e lo esaltano in maniera ironica a  vostro uso e consumo… l’arte non tanto come espressione ma come bene di largo consumo..il cd viene buttato nel carrello assieme  ai popcorn come dire che tutto ciò che fai come arte è svilito appena prima di pagare il conto alla cassa…Impresa ardua, l’ironica esaltazione del trash spesso non viene accolta appieno  , mentre bono , cantante che mostra i muscoli di un fragile pugile ,anima in pena parla alla madre  nel break di mezzo di Mofo  “sono ancora tuo figlio?”..in fin dei conti è un blues, canzone spirituale, di sofferenza. E’ molto forte il contrasto tra la dolcezza di un blues materno e il marcato sound industriale di questa canzone , Bono sembra voglia mettersi alla prova, si mette a nudo senza paura.

Il seguito di naturale di Mofo non poteva essere che I Will Follow, la prima canzone in cui Bono parla della madre... la canzone viene stravolta, Larry pesta sui tom e cambia struttura, la chitarra ha un altro suono di aereo, un phaser... un effetto che crea proprio lo sfasamento di suono quando un aereo (alcuni lo chiamano in gergo jet phaser) vi passa sopra la testa, dunque il 747 continua il viaggio di Bono…evidentemente il viaggio interiore di Bono ha seguito, non si è mai interrotto, fa domande, ottiene risposte ma probabilmente è un vuoto abbastanza incolmabile.

Il 747 campionato introduce Gone, altro viaggio di Bono in se stesso nel suo essere rock star, nel prezzo da pagare, in quello che ha ottenuto, nella superficialità del successo..come dire, “siamo arrivati a qui..e ora?”..in pieno contrasto tra il luccichio di immagini di pop art e kitsch sparate nel ledwall, tra limoni a specchio, olive,  “quasi”  M gigantesche gialle su cui viene appeso a grappolo, in maniera strana e bizzarra ma esteticamente azzeccata l’impianto di diffusione, una sorta di arco giallo che inneggia alla cultura del superfluo, alla pubblicità sparata ovunque e alla cultura fatta a slogan..gli U2 sembrano provocatoriamente dire “prendete e consumate..il carrello è vostro..migliore offerta!”. Ogni spettatore è libero di fare la spesa al PoP-Mart market, i sentimenti sono in saldo!

Las Vegas non è solo la prima geniale località di inizio tour  tour (quale altra città è più effimera?)  ma è sempre presente a ogni concerto... viaggia sul palco e viene manifestata a ogni concerto mentre un irlandese canta profondi viaggi interiori attraverso un microfono shure, e un trittico sanguinoso colpisce nel mezzo dello show dove Edge canta da solo Sunday Bloody Sunday in maniera molto intima e  Bullet The Blue Sky viene riarrangiata con una parte rtimica quasi drum n’ bass, sincopata, mentre la chitarra è quasi funky riadattando la canzone al contesto del tour e si lega fondendosi  ad un'altra canzone in cui si condanna l’uso dell’ideologia che porta a dolori eterni e lacerazioni sanguinose, in diretto contatto con il rullante militare di Sunday Bloody Sunday inserito nel break di Please (la cecità dell’ideologia che uccide gli amici fraterni), il San Salvador diventa l’Irlanda del Nord, un aereo spia diventa un militante repubblicano, c’è posto per la denuncia nel superfluo, gli U2 amano spesso i contrasti e li manifestano..dove c’è un palco kitsch c’è anche denuncia e ideali profondi da condividere... basta scegliere, nel grande discount dei sentimenti ci sono sempre offerte giuste... mentre la loro storica hit Streets conosce connotati techno nel break di mezzo prima del finale attraverso un suono di synth sparato a mille dal loro tecnico Des Broadbery... la canzone ha una coda finale che la violenta ma siamo dentro una club house quindi tutto è possibile, mentre Edge pigia sul wha funkeggiandoci e alla fine lascia andare il suo delay all’infinito, una sorta di Dj che skretcha... ci si appresta a entrare in un rave… stanotte siamo regine della danza (dancing queen) ,  limoni remix  che si schiudono stanno trasformando  uno stadio in una club house con la musica sparata a mille... i 4 U2 scendono e cantano il loro singolo in mezzo al palchetto in maniera spoglia da tanti effetti usati in studio, quasi in maniera intima, forse c’è da recuperare un po’ di verità... mentre il suono di chitarra del finale con un autowha fa capire che l’atmosfera funky dance è sempre lì... e fa da introduzione a un viaggio lounge di vestiti di velluto e lune piene... lo show scivola via tra i bagliori di un pipistrello e le immancabili With Or Without You e One, mentre per il finale intimo Bono chiede ancora se ci sia un Dio che possa dare risposta per sua madre o per cercare un lume di verità in mezzo allo sfavillante mondo del mega led wall fatto a forma di carrello della spesa dietro di loro... la verità nel superfluo... gli u2 vi mostrano il vostro thrash e vi parlano di Dio, di debolezze, di fragilità, di cercare se stessi  in mezzo al frastuono di una club house, mentre là fuori il market dei sentimenti va a rotoli..cercando Gesù nella spazzatura.

Forza,  salite sul 747, c’è ancora posto!

Beppe

Scritta da: massimo188 il 20/02/2012

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