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Zoom On Music: "Pet Sounds" - The Beach Boys

Tags: zoom on music, zooman, settembre 2011, beach boys

 

Pet Sounds
The Beach Boys



Anno: 1966
Prodotto da: Brian Wilson
Registrato: Western Studios, Gold Star Studios and Sunset Sound Studios, California
Formazione: Mike Love (voce), Bruce Johnston (voce, tastiere),
Al Jardine (voce), Carl Wilson (chitarra, voce), Brian Wilson (organo, pianoforte, tastiere, voce, cori),
Dennis Wilson (batteria, voce)

Lato A

1. Wouldn't It Be Nice
2. You Still Believe in Me
3. That's Not Me
4. Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder)
5. I'm Waiting for the Day
6. Let's Go Away for Awhile
7. Sloop John B

Lato B

1. God Only Knows
2. I Know There's an Answer
3. Here Today
4. I Just Wasn't Made for These Times
5. Pet Sounds
6. Caroline, No

“I really wasn't quite ready for the unity. It felt like it
all belonged together. Rubber Soul was a collection of songs ...
that somehow went together like no album ever made before,
and I was very impressed. I said, "That's it. I really am
challenged to do a great album.” (Brian Wilson)


Quante volte le canzoncine dei Beach Boys ci hanno accompagnato durante la visione di film, telefilm, b-movies, serie cult americane o addirittura durante gli odiati consigli per gli acquisti? Probabilmente molti di noi nemmeno ci avrà mai fatto caso e alcuni di noi avrà canticchiato i motivetti orecchiabili di provenienza californiana per giorni e giorni inconsapevoli della genesi di quei simpatici ritornelli. Se la penetrazione nei vari media e nelle più disparate forme di rappresentazione più o meno aritstica può definirsi una unità di misura della POPolarità della musica, ci troviamo sicuramente dinanzi ad uno dei fenomeni pop più efficaci della musica moderna nonchè agli alter ego dei Beatles formato stelle e strisce. Non è un segreto infatti che i Beatles abbiano rappresentato per molti un esempio da seguire,da imitare, con una buona dose di ambizione anche da superare. Si proprio loro i Fab 4, coloro a cui si attribuisce la paternità della formula strofa–ritornello-strofa-ritornello-bridge-ritornello; è evidente che vedere il proprio regno negli States messo a repentaglio dall’invasione dei ragazzi di Liverpool abbia creato qualche scompenso a Brian Wilson: Pet Sounds sarebbe diventata la sua risposta. Ad ogni modo dopo aver ascoltato assiduamente il rockabilly degli Everly Brothers, il blues di Johnny Otis, il rock’n roll di Chuck Berry e il pop di Phil Spector, i Beach Boys arrivano ad una formula personalissima il cui sound risulterà negli anni successivi inconfondibile, la perfetta fusione tra i gruppi vocali ed il rock.

 

Innanzitutto è assolutamente necessario ricordare che Pet Sounds rappresenta forse il primo concept-album della storia ossia la storia narrata del passaggio dall’adolescenza alla maturità raccontato tramite il rapporto vitale, entusiastico e doloroso con l’altro ses; è un lavoro guidato quasi in maniera autartica e totalitaria da Brian Wilson con le preziose incursioni di Tony Asher. I temi adolescenziali non rappresentano più tutta l’anima della musica dei Ragazzi della Spiaggia e in questo senso i nuovi contenuti ripercorrono il loro percorso musicale ossia il tentativo di approdare ad un album stilisticamente più maturo. Wouldn't It Be Nice è l'essenza dei Beach Boys, melodia irresistibile condita da impossibili e virtuose armonie vocali; You Still Believe in Me e That's Not Me assumono toni leggermente più nostalgici su ritmiche dimesse prima di lasciare il passo ad una vera e proprio ballad barocca negli arrangiamenti, Don't Talk (Put Your Head on My Shoulder). I'm Waiting for the Day ci riporta ai Beach Boys che furono con un pizzico di raffinatezza in più mentre Let's Go Away for Awhile è una composizione complessa quasi da camera in cui intervengono gli strumenti più disparati (vibrafono, triangolo, marimba, tamburello, campanelli). Sloop John B chiude in maniera ossimorosa il lato A; è un pezzo con una linea melodica geniale ed accattivamente in cui sono ravvisabili le eccezionali qualità compositive di Brian Wilson. God Only Knows presenta un incipit quasi folk per poi canalizzarsi su binari già battuti recuperando l'esuberanza dei primi Beach Boys. I Know There's an Answer insieme a Here Today e I Just Wasn't Made for These Times sono forse gli ultimi episodi dei Beach Boys come li conoscevamo, a metà strada tra pop radiofonico e rock psichedelico poichè la title-track strumentale Pet Sounds inaugura quella vena psichedelica ampiamente presente nel singolo Good Vibrations. Chiude l'album la malinconica quasi triste Caroline, No, nel quale Brian Wilson con un brano dal sapore dolcissimo, lento e rarefatto mette a nudo le proprie debolezze ed incertezze.

 

Il brano Good Vibrations tra i più celebri ed assolutamente il più complesso dei Beach Boys, per via anche dell’utilizzo di strumenti musicali quali il il theremin, l’organo ed il violoncello, può considerarsi un’appendice mai inserita in Pet Sounds ed un prologo del successivo Smile; rappresenta il collegamento ideale tra i due capolavori della band, motivo per il quale è doveroso nominarlo. In Good Vibrations l’ambizione di Brian Wilson, da sempre il leader e e componente di maggior talento della band, raggiunge la follia artistica assoluta anche coadiuvata da rilevanti quantitativi di droga: il brano rappresenta l’ambizione nell’ambizione, il desiderio di creare la canzone definitiva, perfetta, la volontà di affiancare all’album, che nella mente di Wilson sarebbe dovuto essere il “più grande album rock di tutti i tempi”, il singolo pop-rock per antonomasia. Come già detto, troverà posto nel successivo Smile del 1967.

 

I Beach Boys e quindi Pet Sounds rappresentano una certa cultura pop, hippie americana molto lontana dalla più raffinata e ricercata pop art della New York Warholiana, musica volgarmente sfruttata dalla pubblicità e idoneamente utilizzata nei musical. Ma la grande popolarità del collettivo californiano non deve far passare in secondo piano quelli che fu il loro grande merito artistico. Forse qualcuno prima di leggere questo tentativo di recensione avrà notato che l’apposizione “voce” fa capolinea accanto al nome di ogni componente del gruppo. I Beach Boys sono stati artefici di incredibili alchimie vocali a cui si affiancava una facilità compositiva disarmante; è inutile quindi sottolineare che la periferia musicale californiana ha ereditato, imitato e rielaborato questo marchio di fabbrica a proprio uso e consumo conseguendo risultati più o meno lusinghieri. Pet Sounds rimane la pietra angolare delle sonorità della West coast anni '60, una istantanea indelebile, il cui sound forse non più attuale non va certo visto come una nota di demerito. L’influenza di Pet Sounds non è certo confinata al Surf Rock di cui loro stessi ne erano tra i più eclettici interpreti ma segni della band californiana si ravvisano addirittura nel punk dove gli stessi Ramones ne sono un esempio consacrato ed acclamato, negli anni ’80 con i Tears for Fears o ancora con i più recenti Weezer e The Thrills.

 

In un settembre caldo in cui qualche foglia accenna a cadere ci si può anche lasciare andare ai ricordi nostalgici di un passato recente, prendere il sole in riva al mare o giocare a racchettoni e fare gavettoni alla ragazza accanto in costume, oppure lasciarsi andare alla completa immaginazione, viaggiare in un vita da sogno mai vissuta, lontana 50 anni, lontana uno o due oceani da qui, con splendide bionde in bikini e surf sotto braccio e con sei ragazzi in sottofondo che cantano....si ascoltare i Beach Boys è un pò come chiudere gli occhi e sognare, ascoltare ragazzi, anziani, bambini, rumori... "ascoltare" sorrisi, colori ed immergersi consapevolmente in una realtà da sogno, altra epoca...altra musica....altre vibrazioni... I'm pickin' up good vibrations.She's giving me excitationsI'm pickin' up good vibrations…..(Oom bop bop good vibrations)

 Zooman (Salvatore)


Scritta da: Rudy il 13/09/2011

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