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Billboard intervista Paul McGuinness: 35 anni insieme alla più grande band del mondo

Tags: u2, billboard, paul Mcguinness, Live Nation

Dopo aver lasciato il suo storico posto da manager degli U2 Paul McGuinness ha rilasciato una lunga intervista a Billboard che lo premierà con l’Industry Icon Award 2014 a Cannes il prossimo 2 febbraio durante il MIDEM (una convention annuale sull’industria discografica). I temi affrontati in questa intervista sono moltissimi perché il “quinto membro” parla sia degli early days che del futuro prossimo della band passando attraverso il periodo di The Joshua Tree e del Popmart Tour. Vi riportiamo una nostra traduzione completa dell’articolo che è contenuto nel nuovo numero della rivista e che è stato pubblicato da Billboard qualche giorno fa. Come sempre abbiamo cercato di completarla con link e riferimenti vari a luoghi, persone e momenti citati da McGuinness. Buona lettura!



Billboard Industry Icon 2014: Intervista a Paul McGuinness sul suo ruolo di manager della band più grande del mondo negli ultimi 35 anni

Ray Waddell, Nashville

Billboard's 2014 Industry Icon: Paul McGuinness


Pochi manager sono così strettamente legati ad un solo artista così come Paul McGuinness lo è stato con gli U2, un gruppo che ha condotto fin da quando erano solamente una band alle prime armi e dei musicisti in erba che suonavano nei pub di Dublino fino al momento in cui sono diventati la più grande rock band del mondo.

La notizia che McGuinness avrebbe lasciato il suo ruolo a fianco della band dopo più di 35 anni lasciando il posto al manager di Madonna, Guy Oseary (vedi NEWS, ndt), è arrivata sul finire dell’anno appena trascorso. Tutto questo fa parte di un cambio di management degli U2 che passano così dalla Principle Management gestista da McGuinness alla management division di Live Nation, con cui il gruppo ha firmato nel 2008 un contratto della durata di 12 anni comprendente tutto quello che riguarda tour-merchandise ed e-commerce.

Recentemente gli U2 lo hanno ringraziato pubblicamente con queste parole: “Paul ci ha salvato da noi stessi molte volte e non saremmo gli U2 senza di lui” e lo hanno descritto come la loro guida.

Questo passo rappresenta un grandissimo cambiamento per McGuinness che ha guidato gli U2 per più della metà della sua vita. Nonostante abbia fatto diverse scelte importanti in tutti questi anni probabilmente la più indovinata e “visionaria” è stata quella di riconoscere il potenziale di una band che quando gli è stata presentata da Bill Graham, scrittore musicale irlandese, “non era poi così speciale”. Tuttavia il suo non essere troppo sofisticato riguardo alla musica ha fatto si che i difetti e le mancanze della band non fossero un problema.

Ma McGuinness riconobbe l’alchimia degli U2 sul palco, un’intensa e pronfonda connessione tra la band ed il pubblico, un potenziale illimitato. L’ardente ambizione e la genialità sia della band che del manager li hanno condotti ad una carriera senza pari nella storia del pop.

In segno di riconoscimento per tutti i traguardi raggiunti e la sua capacità di far progredire l’industria della musica, McGuinness riceverà il premio Billboard Industry Icon Award 2014. La premiazione avverrà in occasione del MIDEM a Cannes, il 2 febbraio. Il primo Industry Icon Award è stato assegnato nel 2012 al fondatore e CEO della Sire Records Seymour Stein mentre nel 2013 gli onori sono andati al fondatore e presidente della Beggars Group, Martin Mills.

McGuinness nacque nella Germania del dopo guerra nel 1951. Suo padre era un ufficiale della Royal Air Force proveniente da Liverpool e sua madre era una insegnante della contea di Kerry in Irlanda. La prospettiva globale per la carriera degli U2 è stata una visione quasi naturale per McGuinness che era cresciuto tra le basi della RAF di mezzo mondo tra le quali Malta, lo Yemen e vari posti in Inghilterra, per poi arrivare per la prima volta in Irlanda nel 1961 per andare in collegio.

Cresciuto in un ambiente familiare lontano dalla musica, McGuinness era comunque destinato ad una carriera nel mondo delle arti. Diresse diversi spettacoli e si cimentò anche nel giornalismo presso il Trinity College di Dublino. Dopo una breve esperienza nella produzione di film, incluso il classico “Zardoz” con Sean Connery, McGuinness si interessò più sulla musica, lavorando con alcune band irlandesi come gli Spud prima del fatidico incontro con gli U2 nel 1978.

In una lunga e ricca intervista che tocca diversi argomenti e momenti della sua carriera insieme agli U2, Billboard ha deciso di cominciare proprio da qui: dall’inizio di un rapporto che ha cambiato per sempre la storia della musica.

Billboard: Quale è stata la tua prima impressione sugli U2?

Paul McGuinness: Erano molto svegli, questa è stata la cosa più evidente. Erano ambiziosi, si interessavano alle novità che c’erano nelle altre band e si concentravano molto sulle loro performance sul palco. Bono in particolare scendeva spesso giù dal palco, cercava un contatto visivo con il pubblico. Nonostante fosse così giovane era già un frontman molto carismatico.

Billboard:
Quali sono stati alcuni dei tuoi primi successi come manager degli U2?

Paul McGuinness: Era molto difficile riuscire ad ottenere un contratto per un disco. Io ero così convinto che fossero bravi e che fosse lampante che sarebbero cresciuti e migliorati molto che mi sorprese davvero il fatto praticamente tutte le case discografiche di Londra non li avessero presi in considerazione. Alcuni “scout” delle case discografiche vennero a vederli ma gli show non furono perfetti o magari quelle persone non hanno visto nella band niente di speciale. Ci è voluto molto tempo per avere un contratto e alla fine l’accordo che abbiamo stretto con la Island è stata l’unica vera offerta che ci era stata fatta.

Siamo stati davvero fortunati a firmare per la Island perchè la loro filosofia si adattava perfettamente a noi. C’era una specie di politica che prevedeva che fosse l’artista a decidere su molte cose. Sono sicuro che non fosse proprio così semplice ma c’era davvero rispetto verso l’artista. Quello che non avevo capito subito a quel tempo era l’importanza di avere alle spalle Chris Blackwell (fondatore della Island). Non è stato coinvolto in prima persona per il primo contratto della band ma divenne un grande sostenitore più avanti nel tempi. Le persone che hanno veramente messo sotto contratto gli U2 per la Island Records sono state Nick Stewart (che faceva l’A&R [vedere QUI, ndt] per la Island), Rob Partridge (addetto stampa) ed Annie Rosebury (talent scout).

Billboard: Li vedevi già come “la più grande band del mondo” fin da quei tempi?

Paul McGuinness: L’unica ragione per cui volevo fare il manager di una band era per gestire una grande band. Di certo non lo stavo facendo per filantropia.

Billboard: I primi 3 album degli U2 sono stati accolti molto bene dalla critica ma non sono stati dei grandissimi successi dal punto di vista delle vendite. Nel frattempo la band è molto cresciuta sotto l’aspetto delle performance live in quel periodo. Hai sempre considerato i concerti e le esibizioni dal vivo come una parte fondamentale della carriera di una band?

Paul McGuinness: Sapevamo fin da subito che esistevano due carriere parallele: quella dal vivo e quella su disco. Istintivamente nei primi anni avvertimmo l’importanza di essere una grande live band così da non dover dipendere direttamente dalle vendite dei dischi. Il primo album (Boy, 1980) è stato, come hai detto, ben accolto dalla critica ma non c’era nessuna vera “hit”. Le hits vennero fuori da quell’album molto più tardi. Il secondo (October, 1981) è stato registrato un po’ in fretta e ripensandoci adesso forse è un po’ debole. Il terzo (War, 1983) è stato al numero 1 nello UK e sempre in quel periodo l’album live che registrammo a Red Rocks (in Colorado, Under a Blood Red Sky) insieme al video ufficiale (Live at Red Rocks) aiutarono molto la band a sfondare in tutti i paesi. The Unforgettable Fire nel 1985 ha raggiunto il numero 1 nella maggior parte dei paesi europei ed è andato bene anche negli Stati Uniti.

E fu allora che iniziammo a suonare nelle arene negli Stati Uniti. Ci eravamo costruiti una base di pubblico molto forte con i concerti dal vivo in America. Credevo fosse molto importante e nei primi anni 80 abbiamo passato tre mesi ogni anno a suonare negli Stati Uniti.

Uno dei rapporti più importanti che abbiamo mai stretto è stato quello con Frank Barsalona (ve lo ricordate? vedi NEWS, ndt) e Barbara Skydel della Premier Talent. Loro hanno creduto veramente nella band. Capirono che erano un grande live act. Ho imparato moltissimo anche solo parlando con Frank. Stavo nel suo ufficio fino a tardi la sera quando tutti se ne erano già andati. Barbara era l’agente che si occupava di noi. Sono stati entrambi dei fattori molto importanti per il successo della band.

In Europa e negli altri paesi al di fuori del Nord America abbiamo avuto agenti altrettanto bravi come Ian Flooks e la sua compagnia Wasted Talent che era quella di maggior successo quando abbiamo iniziato. Hanno seguito gli U2 fin dal principio e tutti i concerti che abbiamo fatto in Europa li abbiamo fatti con loro o con un altro agente in Irlanda, Dave Kavanagh. Abbiamo lavorato con promoter come Leon Ramakers e Thomas Johanssen in Europa fin dai primi tempi e con Michael Coppel in Australia.

Lavorare con gli agenti giusti è stato fondamentale per i primi successi degli U2. La band voleva essere grande dal vivo ed erano pronti mettere tutto il loro impegno nei tour e così è stato. Non volevamo essere la solita punk band inglese che affrontava i concerti come fossero banali visite di routine. Sono stato presente a praticamente tutti i loro show.



Billboard: Quali concerti sono stati memorabili?

Paul McGuinness: Molti dei nostri grandi live si sono tenuti al Madison Square Garden. E’ un posto molto speciale per noi e New York ha sempre rappresentato una piazza importante per noi perché ci sono sempre state molte opportunità per esibirsi dal vivo. Abbiamo suonato diverse volte al The Ritz (ora divenuto Webster Hall) e gli incassi che facevamo in quelle serate servivano per finanziare il resto del tour.

Non è stato facile avere successo a New York nei primi anni 80. C’erano stazioni radio come WNEW e WPLJ che non trasmettevano gli U2. C’era una radio che ci sosteneva a Long Island chiamata WLIR. Alla fine abbiamo conquistato New York attraverso i concerti.

A Los Angeles fu tutto più semplice perchè KROQ iniziò a passare gli U2 fin da subito quindi il primo concerto che abbiamo tenuto lì fu in una venue da 1200 posti a sedere, il Country Club. Fu un sold out perché eravamo supportati dalla radio. Di sicuro Robert Hilburn scriveva degli U2 sul Los Angeles Times prima ancora che arrivassimo in città. Per questo quando incontro qualcuno a Los Angeles che dice “Ah si, mi ricordo di averli visti suonare al Whiskey o al Troubadour (alcuni locali più piccoli della città, ndt)” io rispondo “Ah si? Beh ti sbagli. Non abbiamo mai suonato lì”. Il primo show fu al Country Club ed il secondo al Santa Monica Civic Center ed è successo durante il nostro primo tour. Los Angeles ha sempre rappresentato un ottimo mercato per noi e così anche Chicago, anche qui grazie a buoni promoters. Non mi ricordo dove abbiamo suonato per la prima volta lì (ve lo diciamo noi, QUI, ndt) ma sono praticamente sicuro che è stato con Arny Granat e Jerry Mickelson della Jam Productions.

Suonare a Boston invece era quasi naturale per noi perchè è una città “irlandese” e ancora una volta c’era un grande promoter. Il primo concerto che abbiamo suonato là è stato organizzato con Don Law (che ora lavora per Live Nation) e si è tenuto al Paradise. C’era un’ottima radio a Boston, la WBCN (questa radio ha trasmesso il famoso concerto dell’Orpheum Theatre del 14 novembre 1981 e trasmesso negli anni interviste ed altri pezzi live degli U2, ndt).

Billboard:
Non tutte le band hanno dato un’importanza così marcata ai tour ed ai concerti come gli U2 e sicuramente i professionisti di questo settore non erano così considerati dall’industria musicale a quei tempi.

Paul McGuinness: E’ stato appassionante seguire il cambiamento di importanza e di considerazione verso il business dei concerti e verso tutta la gente che vi partecipa. Ricordo che all’inizio degli anni 80 le case discografiche si comportavano in modo molto patriarcale ed altezzoso verso le persone che lavoravano per i concerti che venivano considerate quasi dei giostrai. Le cose sono cambiate col tempo sia per gli artisti che per i dirigenti e così anche per i giornalisti.

Il momento in cui ho iniziato a lavorare in America è stato quando gli U2 stavano registrando il loro primo album. Sono andato a New York per chiedere un appuntamento con Frank Barsalona ma mio padre morì in quei giorni in Irlanda. Ho chiamato l’ufficio di Frank dicendo “Non potrò essere presente all’appuntamento che mi avresti dato perché mio padre è morto, ma tornerò la prossima settimana.” Così ha dovuto darmi quell’appuntamento, ero quello a cui era morto il padre, e da quel momento stringemmo un grande rapporto. Sono stato veramente educato ed istruito da lui. Era un grande monologhista ed io ero felice di stare ad ascoltarlo.

Billboard: Noi due abbiamo parlato lo scorso anno in occasione della cena in ricordo di Frank Barsalona, rivedere tutti i promoter con cui hai lavorato fin dai primi anni deve essere stato emozionante per te.

Paul McGuinness: Si è stato bello rivedere tutti quei farabutti insieme nella stessa stanza (ride)

Billboard: Erano dei “farabutti” ma avevi bisogno di loro per credere veramente nel tuo progetto e quel modello di business ha funzionato molto bene facendoli crescere partendo dai concerti nei club fino a salire tutta la scala dei vari luoghi da concerto.

Paul McGuinness: Assolutamente, e stiamo ancora lavorando insieme a molti di loro oppure con le società a cui si sono annessi. Il momento in cui abbiamo fatto un grande cambiamento è stato quando abbiamo smesso di lavorare con gli agenti. Abbiamo ottenuto ottimi risultati insieme alla
Premier Talent e alla Wasted Talent negli anni 80 e anche nei 90 fino al 1997, l’anno del PopMart Tour. E’ stato il primo tour che abbiamo organizzato insieme a Michael Cohl ed Arthur Fogel, che in quel periodo erano alla TNA. E’ stato un grosso cambiamento ma era necessario i costi per la produzione e l’organizzazione di grandi show outdoor erano troppo alti perché la band potesse sostenerli.

Era molto rischioso, non potevi mai sapere se le vendite dei biglietti per un concerto sarebbero andate bene o se si sarebbe dovuto annullare uno show o qualsiasi altro problema del genere. Era la band che correva questi rischi in prima persona. Siamo riusciti ad auto finanziarci lo ZooTV Tour (nel 1992) ma è stato preoccupante. Assicurare i grandi tour adesso è una cosa normalissima e tutti sanno come funziona ma in quel periodo erano cose un po’ antipatiche e difficili di cui discutere con i propri agenti e promoter come ad esempio quando ho dovuto dire a Frank che non avremmo più potuto lavorare con la Premier Talent ed ho dovuto dire la stessa cosa anche ad Ian Flooks.

Sono contento di poter dire che io ed Ian siamo ancora amici anche se lui non lavora più in questo settore. Frank e Barbara non sono più tra noi ma so che è stata una cosa che li ha fatti soffrire.

Billboard:
Per il PopMart nel 1997 c’è stata una vera e propria richiesta di finanziamento per i diritti della promozione del tour che ha portato ad avere qualche socio particolare trai partner che si sono fatti avanti.

Paul McGuinness: Già, l’abbiamo gestita come se fosse un’operazione commerciale aziendale. Abbiamo chiesto di presentare delle offerte per il tour all’interno di alcuni parametri. Mi ricordo un documento formale chiamato ITB (invitation to bid, invito di offerta) che abbiamo inviato alle parti interessate ed alcune di esse si sono messe in società. Alla fine io e la band abbiamo scelto Michael ed Arthur. Da allora non abbiamo più smesso di lavorare con Arthur (che adesso è a capo della divisione “global touring” di Live Nation Entertainment).

Billboard: Ai tempi dello ZooTV avete scelto di impiegare molte risorse finanziarie nella produzione degli show. Quale era la motivazione dietro tutto ciò? Era per offrire qualcosa di più ai fans, era una forma di arte o era per motivi commerciali?

Paul McGuinness: Le tecnologie video si stavano sviluppando in un modo che negli anni 80 non era stato possibile. La Philips Corporation possedeva la PolyGram, che a quell’epoca a sua volta controllava la Island Records. La Philips sviluppò alcune tecnologie video all’avanguardia e così pensai semplicemente che sarebbe stato un classico tipo di sponsorizzazione e che avrebbero pagato per esporre in bella mostra quella tecnologia. Era la perfetta integrazione verticale tra la Philips per l’hardware, cioè le apparecchiature video, e la PolyGram per la parte “software”, cioè la parte musicale ed artistica.

Ho provato a coinvolgere Alain Levy, che era a capo della PolyGram, e ci sono riuscito. Colse quella che era una grande opportunità, ma lui non riuscì a convincere la Philips che aveva la sua sede principale ad Eindhoven (in Olanda). Abbiamo dovuto comprare un sacco di apparecchiature della Philips per conto nostro, il che è stato davvero irritante, una cosa incomprensibile.

Qualche anno più tardi, Jan Timmer, che era il presidente della Philips, venne a vedere un concerto degli U2 in Olanda e vide molte apparecchiature prodotte dalla Philips, così Bono gli disse “Jan, come mai non ci hai portato i monitor e gli schermi?”. Jan gli rispose in modo strano: “Bono, lascia che ti spieghi una cosa: a volte in una grande azienda come la Philips nemmeno il capo può avere quello che vuole”. Una cosa davvero patetica da dire.

Billboard: Parlando dell’acquisizione della Island da parte della PolyGram, le voci dicono che la band guadagnò 30 milioni di dollari in azioni considerato che si trattò di un affare da 300 milioni di dollari. Si è trattato di una circostanza molto fortunata per gli U2.

Paul McGuinness: Le cifre non sono mai state confermate ma avevamo delle quote della Island nel momento in cui venne siglato l’accordo con la PolyGram. Questo successe perché ad un certo punto la Island cominciò ad avere difficoltà a pagarci dopo il successo di The Unforgettable Fire. Quindi invece di essere pagati in denaro abbiamo avuto un pacchetto di azioni della Island e l’anno dopo (1987) il successo di The Joshua Tree naturalmente fece la differenza e risollevò la situazione per la Island. Al tempo la Island era ancora un’etichetta indipendente e The Joshua Tree arrivò al numero 1 in tutto il mondo attraverso differenti licenziatari per diversi paesi. Quindi ci siamo senza dubbio meritati di partecipare al successo dell’operazione quando la PolyGram comprò la Island.

Billboard: The Joshua Tree è stato l’album che ha cambiato tutto quanto per gli U2. Sembrava già allora un disco così speciale e che avrebbe catapultato la band ad un altro livello?

Paul McGuinness: E’ vero, due singoli sono stati al numero 1 in America, With Or Without You e I Still Haven’t Found What I’m Looking For. Mi ricordo che all’inizio del 1987 ho fatto ascoltare l’album ad un gruppo di licenziatari della Island che avevo incontrato e “radunato” a Cannes per il MIDEM. Ho preso una suite al Carlton Hotel e ho fatto ascoltare il disco alle persone che poi lo avrebbero venduto in tutto il mondo.

Lo stavano ascoltando per la prima volta ed i loro occhi si illuminarono. Sapevo cosa stavano pensando: “Vai, grande. Questo disco andrà fortissimo!”

Se fai ascoltare alle persone la musica che poi dovranno vendere nei negozi e promuovere nelle radio avrai sempre un feedback sincero, ricordo di averlo avvertito chiaramente in quella stanza. E’ stato emozionante ed allora sentì, anche se forse già lo sapevo, che sarebbe stato qualcosa di veramente grande.

Billboard: Suppongo che tu fossi presente durante le session di registrazione e che tu abbia potuto sentire quello che stavano realizzando. Devi aver sentito che stava succedendo qualcosa di speciale.

Paul McGuinness: Certo. Era un disco favoloso, i produttori erano Brian Eno e Daniel Lanois e per la prima volta ci comportammo in un modo che poi divenne lo standard per noi. Steve Lillywhite sarebbe arrivato per finire il disco e fare alcune scelte non sempre condivise da Brian e Danny. Steve ha svolto un ruolo fondamentale per molti album degli U2 e questo non bisogna mai dimenticarlo.


Paul McGuinness e The Edge nel 2010 allo Stadio Olimpico di Torino dove gli U2 aprirono la leg europea del 360 Tour 2010. Foto: Eoin McLoughlin


Billboard: Dopo il grande successo di The Joshua Tree come sei riuscito a far crescere ancora gli U2?

Paul McGuinness: Il Joshua Tree Tour, l’inizio con i due hit singles, la copertina del TIME, il numero 1 nelle classifiche di tutto il mondo, il tour è stato un successo praticamente ovunque. Decidemmo di provare a fare un film per far conoscere ancora di più la band. Così arrivò Rattle and Hum (1988) prodotto da Jimmy Iovine. In realtà non era la prima volta che lavoravamo con Jimmy, lui si occupò anche del mix delle registrazioni per Under a Blood Red Sky. Jimmy ci rimase male per non aver prodotto The Unforgettable Fire quindi quando abbiamo deciso di fare un film c’era la convinzione che quello fosse il modo giusto per far vedere la band in tutto il mondo. Gli esempi a cui volevamo rifarci erano Elvis e i Beatles che fecero grandi cose coi film, più di una nel caso di Elvis.

Il film ed il doppio album che facemmo uscire insieme subentrarono al tour. Realizzammo il film a nostre spese e lo vendemmo alla Paramount che voleva distribuirlo in modo importante in tutto il mondo. Nel giorno dell’uscita fu proiettato in 1200 sale negli Stati Uniti che per quell’epoca era un grande numero. L’idea era di sfruttare l’album uscito poco prima ed arrivato al numero 1 per promuovere il film che quindi sarebbe stato un successo di conseguenza, almeno era quello che pensavamo.

Purtroppo non andò proprio così perchè il film ebbe successo trai fan degli U2 ma non fece presa sul resto del pubblico senza spingerlo ad andare a vederlo al cinema. Il weekend del lancio fu veramente strano. Il venerdì sera andò benissimo, il sabato fu tutto sommato modesto e la domenica un disastro. Mi ricordo che eravamo in giro a Los Angeles con i dirigenti della Paramount Barry London e Sid Ganis con cui avevamo collaborato per questo progetto. Venerdì sera fu una serata esaltante, sabato abbiamo iniziato a preoccuparci e domenica abbiamo constatato che l’audience per il film era molto ristretto.

Billboard:
Facciamo un salto in avanti, vorrei sapere qualcosa di più sull’accordo “multipiattaforma” con Live Nation e su quali sono le strategie in merito.

Paul McGuinness: L’accordo con Live Nation non è propriamente un accordo multi-diritto. Per quanto riguarda registrazioni e pubblicazioni la band detiene tutti i master ed i diritti tornando indietro fino agli inizi. Questi sono concessi in licenza alla Universal Music Publishing e ad altre etichette della Universal, la Interscope in Nord America e la Island nel Regno Unito e in tutte le altre parti del mondo. Live Nation non ha niente a che fare con questo tipo di diritti. I diritti che coinvolgono Live Nation sono quelli per il merchandising, i concerti e l’e-commerce online. E’ un accordo molto soddisfacente e completo.

L’amicizia con Arthur Fogel iniziò molti anni fa ed è interessante vedere come si è evoluta la situazione del gruppo di promoters creato da Bob Sillerman con la SFX (che è poi divenuta Live Nation). Questa rete di promoters che ha messo insieme in tutto il mondo ed in Nord America erano in pratica gli stessi con cui già stavamo lavorando. Così quando hanno acquisito la TNA e divennero la Clear Channel e poi Live Nation ci siamo legati ad Arthur durante tutta questa evoluzione. Sono sicuro che ci sia stato qualche problema quando Michael Cohl se ne andò da Live Nation (da presidente, nel 2008) ma abbiamo ancora buoni rapporti anche con lui, è stato il produttore di Spider-Man a Broadway (per il quale Bono e The Edge hanno scritto le musiche, ndt).

So che a volte si sono venute a creare delle tensioni tra l’ex-presidente ed il nuovo management della Live Nation ma alla fine le cose sono andate bene per noi. Live Nation è un’ottima società e non mi sognerei mai di lavorare con nessun altro.

Billboard: E’ quello che dimostrano i risultati. Basta vedere gli incassi del tour, ed immagino che anche il merchandising e l’e-commerce siano andati altrettanto bene. Adesso gli U2 sono più o meno arrivati alla metà della durata dell’accordo con Live Nation: hai qualche rimpianto?

Paul McGuinness: Assolutamente nessuno. A volte è difficile per loro perchè mandare avanti una compagnia che organizza concerti in tutto il mondo ed allo stesso tempo soddisfare determinati parametri finanziari non è cosa semplice e Michael Rapino (amministratore delegato) fa un ottimo lavoro facendo si che questo accada. La maggior parte delle persone non sa che lui e Arthur sono “culo e camicia”, sono un team. Rapino, ovviamente, ha iniziato a lavorare per Michael Cohl molti anni fa. I canadesi si stanno impadronendo del mondo. Arthur è molto modesto ma io lo ammiro moltissimo.

Billboard: Al MIDEM nel 2008 hai fatto una grande sparata che ha avuto eco in tutto il mondo criticando il rapporto tra l’industria della musica e quello della tecnologia. Perché pensi che sia così importante? (qui il VIDEO del discorso di McGuinness al MIDEM 2008, ndt)

Paul McGuinness:
Perchè il business della musica era in rapido declino ed il mondo della musica stava reagendo in modo iper-protettivo e assolutamente controproducente, cercando solamente di mantenere lo status quo, cosa che ovviamente non era possibile fare. Ci sono stati 20 anni di crescita esponenziale del mercato musicale prima che la pirateria, ed in particolare il file sharing online, facessero crollare le vendite di dischi.

Pensavo, e lo penso tuttora, che i distributori online, le varie Apple, Google e simili, i provider internet, tutto quel gruppo di aziende multi miliardarie che hanno costruito buona parte delle loro fortune sui contenuti che sono a disposizione su internet, dovrebbero impegnarsi affinchè chi fa musica o realizza dei film venga giustamente retribuito.

L’industria cinematografica ha imparato molto dal modo in cui il mercato musicale è stato sconvolto ma sta ancora accusando il colpo. L’impatto della pirateria sul mondo della cinematografia è enorme ma non è niente in confronto a quello che è successo all’industria musicale.

Quello che credo io è che ci sono così tante persone creative e brillanti in quelle compagnie che se avessero assunto una posizione più positiva e rispettosa verso la musica le cose sarebbero andate meglio. Adesso c’è una completa e legale distribuzione della musica in digitale e se sei una persona onesta puoi comprarla su iTunes o ascoltarla su Spotify. Sono dei sistemi di distribuzione e fruizione dei contenuti molto validi. Detto questo, vorrei comunque che gli artisti venissero maggiormente retribuiti. Penso che se non fosse per la pirateria sia iTunes che Spotify sarebbero molto più forti e potrebbero pagare di più gli artisti.

Billboard: La tua presa di posizione ha rivcevuto diverse critiche da chi l’ha interpretata pensando “Ehi ma gli U2 non hanno già abbastanza soldi?”. Ma la tua era una prospettiva molto più vasta.

Paul McGuinness: Come ho scoperto quella volta, se ti sporgi con la testa sopra il parapetto vieni colpito ed abbattuto. La “blogosfera” è un animale imponente e lo dimostrò quando i membri del Congresso (USA) presentarono il SOPA (Stop Online Piracy Act, vedi NEWS, ndt). I legislatori temevano per le proprie vite e lo stesso successe per i membri del Parlamento (UK) per una proposta di legge simile. Google pubblicò una bandiera nera in segno di lutto, Wikipedia andò offline quel giorno, la capacità di scatenare questa specie di mobilitazione di massa online spaventa i politici. I rapporti tra le società online, politici e governi viene messa in discussione in tutto il mondo adesso, e non è solo per la pirateria ma anche per le tasse, la privacy, la censura e molte altre cose. C’è tensione e nervosismo nell’aria e l’industria della musica rappresente solo una piccola parte di tutto questo processo. Quelle società sono molto potenti e spero che in futuro saranno più responsabili verso i creatori dei contenuti.

Billboard: Qualche rimpianto per aver alzato la testa sopra il muro?

Paul McGuinness: No, affatto. Perchè quello che ho detto non era per conto degli U2 ed ho cercato di chiarirlo molto bene. Non ho il mandato di nessuno, stavo solo parlando a nome di tutti gli scrittori, gli artisti, le case discografiche e gli editori. Tutti loro venivano danneggiati, non solo i miei artisti. Il fatto che io fossi il manager di artisti di successo non era un buon motivo per non esporre questo problema.

Billboard:
Cosa c’è dietro alla decisione di lasciare il ruolo di manager degli U2 e all’accordo della band con Guy Oseary passando quindi al management degli artisti di Live Nation?

Paul McGuinness: Ho 62 anni e non mi sentivo di affrontare il prossimo tour. Come sai, ho assistito in pratica a tutti i concerti degli U2 nella loro storia e non me la sentivo di contuinare a farlo anche adesso che ho passato i 60 anni. I diritti della musica degli U2, i loro master ed i loro copyrights sono stati completamente recuperati, non senza qualche difficoltà ed alcuni costi. Avevo una parte dei diritti anche io e le persone giuste a cui venderli erano proprio loro, la band. Ecco cosa è successo con questa operazione. Gli U2 hanno acquisito la totalità dei loro diritti e adesso detengono il 100% dei loro master e dei copyrights.

Billboard: In pratica hai venduto la tua parte?

Paul McGuinness: Si, e Live Nation è stata di aiuto in questa operazione finanziandola.

Billboard: Quale era la posizione della band a riguardo?

Paul McGuinness: Non posso parlare per loro conto su questo argomento. Hanno fatto una dichiarazione che ha agevolato questa operazione e sono stati di grande aiuto. Siamo grandissimi amici. Sono felice che abbiano scelto Guy come nuovo manager. Lo conoscevamo da molto tempo. E’ un tipo in gamba ed auguro loro il meglio. Me ne starò un po’ ad osservare in disparte, sempre disponibile se fosse necessario il mio aiuto, un ruolo meno impegnativo se vogliamo.

Billboard: E’ un cambiamento incredibile nella tua vita quotidiana

Paul McGuinness:
Già, lo è. E voglio godermelo se devo essere sincero.

Billboard: Cosa faranno i tuoi soci alla Principle Management, come Susan Hunter, Trevor Bowen e Karyn Kaplan adesso?

Paul McGuinness: Trevor e Susan rimarranno con me, ho altre attività di cui occuparmi. Sono il proprietatio dei Film Studios in Irlanda (gli Ardmore Studios) e sono impegnato con alcuni ristoranti negli Stati Uniti con un mio vecchio amico, Ken Freidman. Siamo amici dai primi anni 80, è stato il mio primo vero amico in America. Karyn Kaplan invece lavorerà insieme a Guy.

Billboard: C’è stato quindi qualche assestamento dopo la tua dipartita. Cosa pensi riguardo a tutto quello che hai ottenuto? Senti di aver fatto un buon lavoro?

Paul McGuinness: In un certo modo direi di si. Stanno realizzando il loro lavoro migliore. Ho ascoltato buona parte del nuovo album ed è fantastico. Sono creativamente ambiziosi, vogliono veramente registrare delle hits ed un disco di successo. Sanno meglio di chiunque altro che i loro tour saranno un successo a prescindere dalla qualità dell’album ma non vogliono andare a far parte di quella categoria di artisti che vivono solo sul passato. Cercare di attrarre nuovi tipi di pubblico è sempre stato molto importante per gli U2 con ogni disco.

In questo senso sono motivati e creativi come non mai. Al contrario di altri artisti nel nostro ambiente non sono stati fregati da affari andati male, sono padroni del proprio destino. Hanno le chiavi, hanno la macchina e vogliono guidarla per sempre per quello che so.

Billboard: Per una band così concentrata sui tour, essere riusciti a realizzare il tour dei record in ogni campo (pubblico, incassi e quant’altro) avrà portato grande soddisfazione. [L’ultimo tour degli U2 è stato quello che ha fatto registrare il maggior numero di spettatori e di incassi nella storia secondo il Billboard Boxscore]

Paul McGuinness:
Certo, loro amano suonare dal vivo. Il nuovo tour vi sorprenderà e vi stupirà. Stanno lavorando al design ed al concept da quando hanno iniziato a lavorare al nuovo disco. Spazzerà via tutto quanto ancora una volta. Sono in gran forma.

Billboard: Cosa vorresti lasciare in eredità ai tuoi successori?

Paul McGuinness: Beh è un grande onore ricevere questo premio. Sono molto affezionato a Billboard. Lo leggo da 40 anni e quando qualcuno viene a lavorare per me gli dico sempre che una delle cose che devono fare è leggere Billboard ogni settimana perché è lì che ci sono le informazioni. In realtà adesso devi leggere Billboard ogni giorno.

Capire gli scambi e le operazioni commerciali è una parte importante del lavoro se sei del settore e mi è sempre piaciuto farlo. Mi sono goduto questa vita, gli amici che mi sono fatto, le cose che ho scoperto ed imparato. Questo viaggio per il MIDEM alla fine di gennaio. Sono un frequentatore abituale, sono presente da 30 anni. Adesso appartengo alla categoria dei “veterani”, il che è un onore. Questo premio l’anno scorso è stato assegnato a Martin Mills, uno che ho ammirato moltissimo in tutti questi anni. Prima di lui è toccato a Seymour Stein, un mio vecchio amico. Come potrei non esserne contento?

Fonte | Billboard

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© La traduzione è completamente ad opera dello Staff di U2place.com e ne è vietata la riproduzione anche solo parziale senza autorizzazione


Vi è venuta voglia di ascoltare o guardare alcuni dei memorabili concerti citati da McGuinness in questa intervista? Nessun problema, abbiamo fatto una piccola ricerca ed ecco i risultati (cliccare sui LINK):


NEW YORK, The Ritz, 7 Marzo 1981 - AUDIO
NEW YORK, The Ritz, 22 Novembre 1981 - DVD VIDEO ProShot
NEW YORK, The Ritz, 22 Novembre 1981 - AUDIO
LOS ANGELES, Reseda Country Club, 15 Marzo 1981 - AUDIO
BOSTON, Paradise Theater, 13 Dicembre 1980 - AUDIO
BOSTON, Paradise Theater, 6 Marzo 1981 - AUDIO - WBCN Radio Broadcast
BOSTON, Orpheum Theater, 14 Novembre 1981 - AUDIO - WBCN Radio Broadcast
CHICAGO, International House University Of Chicago, 11 Aprile 1981 - AUDIO
CHICAGO, Park West, 12 Aprile 1981 - AUDIO

Scritta da: Mlk il 27/01/2014

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