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Adam parla del tour e dei possibili progetti per il 2019

Tags: u2, tour, live, Rolling Stone, adam clayton, adam, joshua tree tour 2017, eXPERIENCE + iNNOCENCE Tour 2018, experience and innocence tour

Il nostro Adam Clayton ha rilasciato un'intervista a Rolling Stone nella quale affronta vari temi interessanti: la scelta dei pezzi per questo tour, la presenza di Acrobat in scaletta, la scelta di non suonare alcun brano tratto da The Joshua Tree, la possibilià di proseguire il tour  anche nel 2019 e tanti altri aspetti... U2place vi propone la traduzione di questo articolo apparso poche ore fa sul sito della celebre rivista americana. Buona lettura!

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(Kamil Krzaczynski/AFP/Getty )

Mesi prima di iniziare le prove per il loro Experience + Innocence Tour 2018, gli U2 hanno preso una decisione coraggiosa: il loro nuovo spettacolo non avrebbe proposto nemmeno una canzone di The Joshua Tree, il classico del 1987 che è stato la spina dorsale dei loro concerti per tre decenni. La band ha trascorso l'anno passato a suonare l'album - che include "Where the streets have no name" e "I still haven’t found what I’m looking for" - negli stadi. "Abbiamo tracciato una linea nella sabbia", afferma il bassista Adam Clayton. "Se davvero volevi quelle canzoni, le abbiamo suonate. E’ andata. Stiamo andando avanti".

Durante un giorno libero prima di una coppia di concerti allo United Center di Chicago, Clayton ha chiamato Rolling Stone per spiegare il pensiero della band sulla nuova scaletta, la possibilità che il tour continui il prossimo anno e cosa si possono aspettare i fan dal loro concerto per SiriusXM all'Apollo Theater di New York.

Rolling Stone: Quali sono state le sfide che avete affrontato nel mettere insieme questo nuovo tour?

Adam Clayton: Penso che la sfida per noi sia dovuta al successo straordinario che l’Innocence tour ha avuto per come si metteva in contatto con le persone e per come ha cambiato il contesto. Il suono era davvero eccezionale, lo schermo era una vera innovazione e il palcoscenico che percorreva l'arena era un'innovazione. C'erano così tante cose che mostravano alle persone che c'era un modo diverso di fare le cose che si sommavano insieme e rinforzavano l'emozione del viaggio. Penso che il pubblico abbia avuto una reazione molto personale ed emotiva. È stato un po 'difficile capire dove sarebbe andato a finire. Siamo in un'epoca molto diversa ora e le persone guardano al pericolo e al rischio in un modo diverso.

RS: Avete sempre programmato questo come un sequel del tour Innocence, ma quando tutto questo è iniziato non vi immaginavate che ci sarebbe stato un Joshua Tree tour.In che modo quel tour ha cambiato la preparazione di questo?

AC: Sapevamo che avremmo lasciato riposare per un po’ quelle canzoni [di Joshua Tree]. Abbiamo intenzione di mantenere questo impegno. Potremmo rinunciare ad un certo punto se dovessimo sentire che ci manca un colore nello show, ma al momento stiamo mantenendo la decisione. Sono le difficoltà che troviamo visto quello che lo spettacolo è finito per diventare. Abbiamo fatto 10 date e stiamo cercando di includere il maggior numero possibile di pezzi dal nuovo record. Ce n’è ancora un paio a cui non abbiamo ancora davvero lavorato, ma ci piacerebbe suonarli. "The Showman" è qualcosa che abbiamo provato all'inizio. Siamo appena riusciti a presentare "Red Flag Day", ma ci piacerebbe proporre anche "Landlady". Ci sono altri colori che vorremmo aggiungere, ma non siamo ancora pronti.

Lo spettacolo in qualche modo ci dice la soluzione e la soluzione in molti casi per noi è che Experience è in pratica una cosa semplice e si tratta di accettare chi sei, con i tuoi punti di forza e le tue debolezze. È una discussione interna e una soluzione interna, mentre Innocence è in qualche modo una soluzione esteriore.

RS: Quella "linea nella sabbia" sul non fare canzoni di Joshua Tree. Era unanime o c'è stata una discussione a riguardo?
AC: Penso che fossimo tutti entusiasti all'idea di non tornare indietro a Joshua Tree. Questo perché Joshua Tree ha gettato un'ombra così grande su tutto ciò che abbiamo fatto. Sentivamo che, facendo quel tour, in un certo senso, avevamo lasciato che riposasse per il momento. Ci sarà un altro momento per tornare a quel materiale, ma penso che quando stavano facendo quegli show abbiamo sempre detto : "Questo materiale sembra adatto al tempo in cui viviamo ora. Siamo pronti a ripresentarlo in un maniera simile, ma con un po 'di produzione e lasciare che quelle canzoni parlino e che si manifesti l’idea che sta alla base di alcune di quelle canzoni".

Non so se puoi fare "Bullet the Blue Sky" in questo nuovo spettacolo. Penso che si tratti di un terreno già esplorato. Non sono sicuro di “With or without you”. You're the Best Thing About Me" è la versione attuale di quel sentimento.

RS: Ho sentito Bono dire che sa che se uno show non sta andando bene, "Where the streets have no name" riuscirà sempre a migliorare le cose. Com’è salire sul palco sapendo che non hai quel grande momento per ripartire?

AC: Devi guardare ai tuoi punti di forza e alle tue debolezze. "Streets" è una canzone incredibile da avere a disposizione, ma se la gettassi in questo contesto, penso che la narrativa cambierebbe. Ancora una volta, penso che sarebbe una dichiarazione talmente grande che ridurrebbe tutto il resto. Quello che stiamo facendo in questo show è che stiamo cercando di finire su "City of Blinding Lights" e di renderlo un finale perché sembra un sentimento salutare in questo contesto. È una canzone sull’innocenza, in parte. Bono dice sempre: "È nata come una canzone sull'innocenza, ma ha una certa gravità". Per quanto riguarda la narrazione, all’interno di questa canzone c'è una sorta di riferimento moderno a "My Way".

RS: Parliamo della decisione di suonare finalmente Acrobat. L’avete fatto in risposta ai fan che l’hanno richiesta per così tanto tempo.

AC: C'è questo giornalista davvero noioso che lavora a Rolling Stone ... [ride] Ha detto per anni "dovete suonare Acrobat" [Nota del redattore: chi potrebbe essere?] [Ride] "Acrobat" è una canzone che nel corso degli anni è sembrata una specie di midtempo per uno show e non abbiamo mai veramente pensato che si sarebbe adattata a nessuno degli altri tipi di show che abbiamo fatto. Era sempre come un pesce fuor d’acqua.

Questa volta, sembrava una rarità e c'era una certa fibrillazione all'interno dei fan più accaniti per sentirla. Non abbiamo mai evitato di fare canzoni particolari a meno che non allontanassero dal contesto che stavamo cercando di creare. Immagino che abbia una risonanza emotiva e che abbia una linea lirica che funziona allo stesso modo. Sono molto felice di suonarla. In realtà è molto divertente. Non avrei mai immaginato che il modo giusto per suonarla fosse in una sorta di momento informale sull’E-stage.

Nell’Innocence tour, avevamo un setup di batteria molto semplice sul secondo palco. Questa volta abbiamo un kit di batteria completo per Larry e così siamo in grado di suonare a un livello qualitativo diverso. Acrobat si adatta alla perfezione. E’ come essere a un concerto in un club.

RS: Ha un tempo particolare. E’ difficile da suonare?

AC: E’ una canzone difficile da suonare. E’ una canzone ancora più difficile da spostare. Penso si tratti di un tempo in sei ottavi. C’è una coppia di opzioni diverse su come conteggiarlo. Penso che, intuitivamente, abbiamo scambiato un po’ questi tempi, ma poiché non siamo musicisti istruiti, lavoriamo per portare a casa il risultato. È inusuale, ma funziona davvero, e c'è una grande chitarra suonata da Edge.

RS: Cosa vi ha spinti a riproporre “Staring at the sun”?

AC: "Staring at the Sun" è sempre stata una delle preferite. Si adatta a questa specie di nuvola scura che sta sopra al mondo al momento. Di nuovo, in quel contesto si tratta meno di una canzone pop speranzosa e più di un commento su dove siamo.

RS: Quando mostrate la marcia del KKK, questo riflette davvero il momento che stiamo vivendo.

AC: Sì, Penso che sia un po’ alla “Signore degli anelli”nella Terra di Mezzo. Le forze delle tenebre si stanno raccogliendo.Staring at the sun e non voler essere coinvolti e non voler prendere una posizione non sembra una buona opzione.

RS: Poi  proseguite con "Pride" e mostrate il filmato di MLK ed è un momento molto più speranzoso.

AC: Penso che sia dietro l’angolo. C’è sempre una risposta uguale e contraria in ogni fase politica. In che modo questa si manifesterà è difficile da vedere o prevedere a questo punto, ma penso che accadrà. Il movimento dei ragazzi contro la lobby delle armi e contro queste sparatorie incredibilmente dannose che sembrano pazze, eppure i poteri, la volontà politica e i lobbisti sembrano continuare a dire che la soluzione è più armi. In ogni caso, questo non è plausibile. Quel movimento al momento sembra estremamente radicale e fragile. Forse nei prossimi cinque o dieci anni si trasformerà in qualcosa che può incidere e cambiare le cose.

RS: Hai sentito un po’ d’ansia prima della serata di apertura perché una certa percentuale del pubblico sarebbe potuta uscire sconvolta dal fatto di non aver ascoltato il loro brano preferito?

AC: Penso che se non avessimo fatto Joshua Tree ci saremmo sentiti di doverlo fare per le persone, ma penso che l’aver suonato Joshua Tree con successo in tutto il paese abbia reso il nostro atteggiamento piuttosto chiaro. Vorremmo che la gente prestasse attenzione agli ultimi due album perché riteniamo che siano molto eloquenti. Abbiamo lavorato molto duramente per quelle canzoni. I testi di Bono sono, penso, tra i migliori che abbia mai fatto. Le melodie sono davvero lavorate. Ci siamo impegnati molto in questi album e pensiamo che le persone dovrebbero concentrarsi su di essi.

RS: Il tour continuerà anche nel 2019?

AC: E’ difficile dirlo al momento. È sempre bello avere un tour di successo e andare avanti fino a quando non hai la sensazione di aver raggiunto tutti quelli che vogliono vederlo. Penso che oggigiorno, con tutto così suddiviso in compartimenti, sembra che dobbiamo arrivare alla nostra gente. Ma non lo so. È un tour breve. Abbiamo preso questa decisione perché abbiamo fatto un sacco di show negli ultimi quattro anni. Ci sono d’altronde parti del mondo in cui non siamo mai stati negli ultimi anni. Non siamo stati in Australia, Giappone, Sud-Est asiatico. Non abbiamo davvero trascorso così tanto tempo in Europa, quindi forse allungheremo il tour, ma in realtà forse abbiamo bisogno di trovare un modo di essere di nuovo in posti più grandi. Se ci fosse un modo per prendere l'essenza di questo periodo e di essere negli stadi, forse varrebbe la pena pensarci. Ma non lo so. Sto solo speculando qui con te.

RS: Come funziona l'app dal tuo punto di vista?

AC: Sono felice di dire che in realtà le persone, anche se la stanno usando, penso che stiano perdendo interesse per questo. Piuttosto che avere un'esperienza attraverso un telefono, le persone sono disposte a far parte dell'esperienza del mondo reale che sta accadendo lì e ora. È un buon segno. Penso che ciò che è davvero difficile è che in passato sapevi quando stavi perdendo il pubblico perché c’era un cambiamento. Ora sai che stai perdendo il pubblico se le persone contrllano le loro e-mail. È davvero difficile competere con la cultura digitale.

RS: Allo show a cui ho assistito, la maggior parte delle persone sembrava mettere via i telefoni dopo la prima canzone.

AC: Questo è davvero quello che vuoi. Andare a un concerto deve essere un'esperienza coinvolgente. Se ci sei dentro per un paio di canzoni e poi succede qualcosa e vai a controllare le e-mail e senti che la baby-sitter ha un problema o altro, non sei nello spirito "sto staccando, stiamo andando a un concerto”.

RS: Come sarà lo show dell'Apollo Theater?

AC: Sarà una vera serata alla vecchia maniera. Stiamo provando a guardare le canzoni che possiamo suonare in una produzione e in un'ambientazione musicale ridotta. Penso che sarà un vero spettacolo teatrale alla vecchia maniera e non vedo l'ora.

RS: Quindi la scaletta sarà molto diversa da quella che state suonando ora?

AC: Edge ha alcune idee radicali. Non le abbiamo scelte tutte, ma sì, lo sarà. Sarà un set diverso.

Scritta da: Staff il 30/05/2018

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